Sono molto felice di portare in giro la cucina del mio Paese: dopo diversi locali a Milano, un’esperienza di catering nella provincia lombarda e in Lussemburgo, e alcune cene private a Milano e Venezia, dal prossimo mese di novembre inizierò anche un’esperienza di homecooking in altre città italiane.

C’è però una cosa che mi fa molto pensare. Vi mostro (e preparo) piatti ricchi, belli a vedersi, saporiti e speziati. Ma spesso mi sento in colpa: mi sento in colpa perché qui ho tutto, perché posso mangiare e fare mangiare gli altri. E invece nel mio Paese c’è chi non ha nulla. Ed è così povero che mangia foglie. Come le capre. Panetti di foglie. Perché muore di fame. Perché non ha soldi.

Guardate qui questo report di Associated Press, girato nelle campagne di Hajjah, nel Nord del Paese.

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Ecco, da yemenita vi chiedo di non abbandonare il mio Paese e di non abbassare l’attenzione sulla tragedia del suo popolo. In fondo, anche quelli fortunati come me hanno un dolore nel cuore, quando hai la sfortuna di nascere in un Paese in guerra. Siamo salvi ma è quasi impossibile, per noi, raggiungere il nostro Paese.

Mi sono preparato in questi giorni per un viaggio che mi avrebbe dovuto riportare di nuovo a casa, in cui avrei incontrato molte persone che non hanno niente e che mi considerano davvero – e giustamente – fortunato. Avrei cercato di farvi vedere cosa ho visto in Yemen e avrei visitato per voi i mercati delle spezie, mostrandovi i prodotti naturali yemeniti come il miele, il tè e il caffè yemenita che, come italiani, menzionate senza saperlo ogni giorno, avendo chiamato il leggendario bricco napoletano fumante, da cui sgorga la miscela arabica, la “Moka”, dal nome del nostro famosissimo porto del Sud, Mocha.

Avrei dovuto e voluto, e invece no.Nessuno dei Paesi dai quali è possibile transitare per lo Yemen mi ha rilasciato in tempo un visto per raggiungere mia moglie – italianissima – lì a lavoro. E in questi giorni, in cui lei è lì, continuerò a pensare alla mia famiglia che non mi vede da due anni, a mia moglie che mi ha aspettato inutilmente, e ai figli del mio Paese che non hanno nulla da mangiare. I miei piatti saranno poveri di affetti, anche se avranno il profumo delle spezie dei mercati di Sana’a e a voi sembreranno deliziosi.

 

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